Il Piano chiude con una spesa vicina ai 170 miliardi e l'ultima rata da chiedere entro fine mese. Quando escono venticinque miliardi l'anno di spesa pubblica, le opere che restano devono trovare una struttura finanziaria che stia in piedi senza contributo.
Dopo il PNRR, il project finance torna a doversi reggere da solo
Il calendario ufficiale del Piano nazionale di ripresa e resilienza ha chiuso il 31 agosto i termini per il completamento degli interventi e per la rendicontazione della spesa ammissibile. Il prossimo appuntamento è il 30 settembre, quando andrà inviata a Bruxelles la richiesta per l'accredito dell'ultima rata, da 28,4 miliardi di euro. Il consuntivo complessivo dovrebbe avvicinarsi ai 170 miliardi: circa 25 miliardi l'anno immessi nell'economia italiana, con un picco che all'inizio di quest'anno ha toccato i 5 miliardi al mese di spesa effettiva.
Il mondo delle imprese chiede un piano nuovo, soprattutto nei settori delle grandi opere e delle infrastrutture. È una richiesta comprensibile e, nel frattempo, ciò che resta sono i progetti che devono reggere con la finanza di mercato.
Che cosa cambia in una struttura senza contributo
Un'operazione di project finance costruita in presenza di un contributo pubblico ha una caratteristica che tende a passare inosservata: il contributo assorbe la parte di rischio che nessun finanziatore avrebbe accettato di prezzare. Tolto quello, la stessa opera va rimessa in equilibrio agendo su tre leve, e ognuna ha conseguenze contrattuali precise.
*La leva finanziaria.* Con un costo del denaro che è tornato alto e vi resta — i rendimenti obbligazionari globali si muovono su livelli che non si vedevano da anni — il rapporto fra mezzi propri e debito si sposta verso i primi. Significa più capitale di rischio, quindi più investitori, quindi patti parasociali più articolati e regole di uscita che vanno scritte prima, non dopo.
*La durata.* Allungare il periodo di ammortamento riduce la rata ma espone l'operazione a un orizzonte in cui le variabili regolatorie cambiano. Una concessione di durata superiore al ciclo tecnologico dell'impianto richiede clausole di revisione che non si limitino a rinviare a un futuro accordo fra le parti.